A 35 anni ho deciso di abbandonare il tanto agognato posto fisso per gettarmi nel vuoto della libera professione, nel completo sgomento della mia famiglia e una morsa allo stomaco che non mi faceva dormire la notte. Per persone come me, che non si sono mai concesse l’opportunità di sbagliare, deviare dalla strada che ci è stata indicata è una fatica immane.
Non avevo idea di cosa avrei fatto, sapevo solo che non potevo restare dove ero così infelice.
Sono cresciuta essendo la prima della classe, sempre, anche nella vita adulta, dove ai compiti in classe si sono sostituite le incombenze del lavoro, le consegne, il pendolarismo. Nella mia testa ero sicura che il mondo fosse diviso in due: quelli che si comportano bene, fanno tutto come si deve a costo di enormi sacrifici e quelli che si comportano male, non si sforzano mai e vivono alla giornata. Ai primi mi illudevo spettasse una ricompensa agli altri, una punizione. Mi sono accorta che non è così.
Ma quando si arriva a questa conclusione, quando si capisce che c’è da cambiare tutto, da dove si ricomincia?

Per ricominciare da capo, si parte da quello che non funziona più
La verità è che quando ci si sveglia infelici, si ricomincia un po’ a caso. Io ho cominciato da ciò che non mi piaceva più. Ho fatto pulizia nella mia vita e di conseguenza nel mio lavoro.
Mi sono licenziata e ho iniziato a propormi come freelance. Non è una strada facile, specie per chi non lo ha mai fatto. C’è tutto da imparare. Tutto che non riguarda direttamente la propria professione, ma riguarda le persone, la comunicazione, le scelte, i preventivi, le presentazioni. Cose che fino a quel punto non avevo mai davvero preso in considerazione.
E se da una parte tutte queste novità possono caricarci di energia nuova, di nuove idee e aprirci la strada a nuove opportunità, dall’altra, quando diventiamo consapevoli e ci prendiamo la responsabilità di fare scelte migliori per noi stessi, spesso ci imbattiamo in una nuova paura a cui diamo il nome di perfezionismo.
Non ci si riesce a promuovere sui social perchè i nostri video non hanno mai la luce giusta, non si manda il curriculum perchè non abbiamo esattamente tutte le capacità richieste, non si partecipa agli eventi perchè non si sa mai esattamente cosa dire. Ci sono passata e a volte mi succede ancora. In quei casi mi dico queste due cose, che forse fanno comodo anche a te.
Le due frasi che mi aiutano a ricominciare (e potrebbero aiutare anche te)
Nel mio percorso, ho imparato a ripetermi due concetti chiave ogni volta che la paura o il perfezionismo mi bloccano.
1. Non devi piacere a tutti
Seth Godin, nel libro “Questo è il marketing”, parla del concetto di tribù e dei “1000 veri fan”. Non serve conquistare il mondo intero, bastano poche persone giuste che credano davvero in te. Quelle che parlano di te, che ti scelgono, che ti seguono.
All’inizio 1000 veri fan sembrano già tanti. Io al momento su Instagram non ne conto neanche 300 follower, ma il concetto mi piace. Mi piace l’idea di arrivare a chi davvero risuona con me. Mi piace che non devo più farmi andare bene tutto come succedeva nei miei lavori da dipendente, ora posso dire dei NO decisi per aprirmi la strada a dei SI in cui credo davvero.
Se nemmeno la Nutella piace a tutti, perchè dovresti riuscirci tu?

2. Paperino ci piace più di Topolino
Hai mai notato che non ci innamoriamo mai dei personaggi perfetti? È Paperino, con le sue goffaggini e insicurezze, che ci conquista. Lo racconta bene Riccardo Scandellari in un suo articolo: a volte basta sussurrare, fermarsi, sbagliare… e l’umanità che traspare diventa un ponte con chi ti ascolta.
Mi sforzo di essere perfetta, ma è davvero ciò che mi avvicinerà al mio cliente ideale? Si affezionerà al mio brand perchè ho sempre la piega ai capelli e non sbaglio un congiuntivo? O perchè sono una persona umana, che sbaglia, ma che ha il coraggio di provarci sempre?
Mostrare le nostre imperfezioni ci rende vicini, riconoscibili, veri.
Il mio lavoro oggi parte proprio da qui
Questi due concetti – il coraggio di non piacere a tutti e il valore della vulnerabilità – sono il cuore del mio modo di progettare brand e siti web.
Prima ancora di parlare di font o palette, con chi lavora con me ci fermiamo a fare le domande giuste. Quelle che spesso non ci siamo mai concessə.
Cosa ti piace ancora davvero?
Cosa non ti rappresenta più?
In che cosa sei unico, anche (soprattutto) nei tuoi difetti?
Solo quando iniziamo a rispondere a queste domande, la comunicazione visiva diventa vera e potente.
E tu? Qual è la domanda giusta che non ti sei ancora fatto?
Forse la tua rinascita professionale parte proprio da lì.
Cose belle di questi giorni
Una rubrica gentile per condividere ispirazioni e bellezza
In loop nelle mie cuffie
“Figlia d’ ‘a Tempesta” – LA NIÑA
Tamburi, radici antiche e parole moderne. Potente e rituale.
Sul mio comodino
- “Questo è il marketing” di Seth Godin – Parla di idee e di cambiamento. Del fatto che può esistere un marketing buono e etico, e che anzi, oggi forse funziona pure di più.Un classico per chi cerca direzione più che tattiche.
- Atelier of Witch Hat – Manga delicato e poetico, che insegna a risolvere problemi in modo personale. Un incanto per gli occhi e per l’anima.